Giugno 2019

la-gorgiera-della-contessa-sanguinaria-gli-strani-casi-di-ulysse-bonamy-vol-1Non c’è verso. Ogni volta, la stessa storia: decido di ripartire con un blog, mi preparo una lista di argomenti succosi di cui parlare, e puntualmente mi blocco dopo pochi post. La carriera di blogger proprio non fa per me. Sono troppo pigro.
A mia discolpa posso solo dire che, nei sei mesi di silenzio, non sono stato con le mani in mano. Ho scritto un nuovo romanzo e ne ho cominciato (e quasi ultimato) un altro, e come sempre ho collaborato attivamente alla genesi di tutti i titoli delle Edizioni Hypnos, con copertine e grafiche. Permettetemi quindi un piccolo siparietto autopromozionale…

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Flaubert e la sublime Salambò

Gustave Flaubert, circa 1860; carte-de-visite portrait by Étienne Carjat

Gustave Flaubert

Flaubert è un simpaticone. Glielo dicono in tanti: “Gustave, sei proprio l’anima della festa!” I Goncourt sottolineano la sua “spiritosità pesante, cocciuta” e il “riso a singhiozzi, stridulo come quello di un personaggio fantastico”. Organizza “orazioni funebri a persone viventi e facezie grasse che durano ore.” Ed è anche intrinsecamente e ferocemente misantropo, disilluso, avvezzo alla morte e alla corruzione della carne, lui, cresciuto sbirciando i tavoli coi cadaveri dissezionati dal padre e gironzolando tra reperti anatomici assediati dalle mosche. Va in estasi per lo spettacolo della natura, per l’esotismo dei mondi lontani, e al tempo stesso è soverchiato, annichilito dall’enormità del cielo stellato e dei tempi geologici: “cos’è un secolo? Un minuto nella notte”. È dedito a ogni genere di vizio, e ama una donna idealizzata. È un borghese fatto e finito e detesta i borghesi suoi simili. Gustave Flaubert è se stesso ed estraneo a se stesso, al pari della sua ciclotimica letteratura.
Come scrive Lanfranco Binni: “Rispetto alle categorie di riferimento (romanticismo, realismo, naturalismo, simbolismo) è sempre da un’altra parte. Inafferrabile.” Continua a leggere