L’arte vitale di Rebecca Léveillé

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Savage Garden, olio su tela

Uno sguardo femminile che interpreta l’erotismo senza declinarlo nei suoi aspetti più teratologici è merce rara, esattamente come lo è uno sguardo maschile in grado di trasformare l’eros in poesia trascendendo gli elementi più volgari. In entrambi gli sguardi, poi, la tendenza postmoderna (o se vogliamo novecentesca) alla necrofilia pare quasi imprescindibile. Sesso e Morte sono costantemente uniti dal famigerato “declino della civiltà occidentale” che, spalleggiato da disillusioni esistenzialiste e persino dalla biologia (“le due invenzioni capitali dell’evoluzione”), crea allucinanti e allucinati diktat: via il bello dall’Arte! Fuori l’amore! Si scacci la vitalità! Siamo tutti troppo cattivi e delusi, tutti preda del disincanto, per poterci commuovere davanti alla bellezza sensuale. Anzi: chi lo fa sembra non vedere gli abissi vorticanti del Nulla da cui siamo stati generati e verso cui corriamo a rotta di collo. Continua a leggere